Il Rosso ci aveva azzeccato. Quella data era indubbiamente da segnare in rosso sul calendario. Certo, lui immaginava qualcosa di ben diverso da quello che è accaduto.
Come nei migliori romanzi, il giorno seguente il cielo era coperto da nuvole scure e qualche goccia di pioggia si palesava di tanto in tanto per arruffare i capelli. Io ero agitata. Agitata e imbarazzata.
Non sapevo come aveva affrontato la questione a casa. Non sapevo come salutarlo e rapportarmici dopo la serata di sesso turbolento. Temevo che la mia totale incapacità di adottare un'adeguata poker face facesse trapelare qualcosa e nei colleghi si instillasse ulteriormente qualche dubbio.
Guardavo verso la porta in modo frenetico e ogni volta che sentivo dei passi in avvicinamento il mio cuore sobbalzava e avvertivo le gote infiammarsi. L'occhio rimbalzava dall'orologio alla porta e questo stato di tensione è durato per quasi 3 ore. Era come essere in attesa di una puntura. Sai che deve arrivare e aspetti a labbra strette e con i battiti accelerati che l'ago ti penetri la carne.
Poco prima dello scoccare delle 11 varca la soglia salutando i presenti con il solito "Buongiorno!".
Il battito che prima ricordava un tamburo suonato da una decina di Mursi, si era improvvisamente arrestato bloccando ogni mia facoltà motoria e intellettiva. Ho tenuto lo sguardo concentrato su altro, dal libro universitario che fingevo clamorosamente di leggere ai vari avventori che per i più svariati motivi entravano in ufficio. Mi sembrava di essere tornata ai tempi delle prime cotte, quando vuoi guardare l'oggetto dei tuoi desideri ma ti vergogni troppo per farlo in modo sfacciato.
Una volta rimasti soli in ufficio ho osato chiedergli notizie.
"Non so se ho ancora una compagna. Ieri sera lei era a lavoro e quando è rincasata io sono uscito per venire qui. Oggi andrà nello stesso modo, quindi non avremo modo di parlare. Lei è convinta che fossi con un'altra donna e se lei si convince di una cosa, c'è poco da fare".
L'essere rimasto aggrappato al bordo del precipizio non gli ha fatto passare la voglia di rischiare. Anzi. Dopo il primo assaggio le cose si sono fatte più audaci e anche l'ufficio, idealmente terra neutra nella quale concedersi solo sguardi ammiccanti e frasi allusive, non mancavano i contatti fisici. Ogni scusa era buona per portarmi nel magazzino reperti dove cominciò la folle corsa verso la perdizione.
"Usciamo per un aperitivo" mi ha proposto una sera a fine turno.
Io sono una persona precisa che ama essere al meglio a seconda delle occasioni. Non aspettandomi un aperitivo e tantomeno un incontro intimo, ero vestita come si conviene a una posizione lavorativa come quella che attualmente sto occupando. Immaginate cosa si possa indossare per lavorare in una caserma. Aggiungeteci che normalmente non mi preoccupo troppo della biancheria intima, mi basta che sia pulita e comoda, e che depilandomi con la lametta le mie gambe spesso somigliano alla schiena di un ghiottone.
Tenete bene a mente questo quadro.
Prendiamo posto in un locale sui Navigli e sorseggiando i nostri drinks dice di volermi e di non poter aspettare.
"Ho qualche ora libera prima di fare la notte. Ti voglio. Non resisto più. Andiamo in motel un paio d'ore"
In quel preciso istante davanti ai miei occhi si è palesata l'immagine di lui che mi accarezza le gambe e avverte la sensazione di essere finito a palmi aperti su uno zerbino.
"Ma non abbiamo tempo. Ora che finiamo qui, arriviamo al motel, mi faccio una doccia e facciamo quel che si deve fare. Poi mi porti a casa e torni a lavoro. Non credo ci sia abbastanza tempo".
"Non mi interessa. Ti voglio e non posso più aspettare".
Nascondendomi dietro alla scusa del "Non vorrei farti tardare a lavoro" cercavo di trovare una soluzione al problema peli superflui. Da quando avevo intuito che gli impulsi carnali avrebbero potuto prendere il sopravvento, tenevo insieme allo spazzolino e al dentifricio anche una lametta. Dove utilizzarla? Il bagno del motel non era dotato di chiave e già la volta precedente aveva invaso la mia privacy per vedermi sotto la doccia. Non sarebbe stato molto sexy farmi soprendere sotto la doccia e intenta a radermi le gambe.
Ed ecco l'ideona. Il bagno del locale.
"Va bene. Vado a sistemarmi il trucco e poi andiamo".
Ho preso la mia pochette da trucco (un sobrissimo astuccio color rosa cangiante di Marc by Marc Jacobs) e mi sono alzata dalla sedia congedandomi con uno sguardo da gattina in cerca di attenzioni. Appena voltato l'angolo l'espressione da sciupamaschi è diventata quella della trash protagonista di qualche vignetta comica. Una volta abbassati i leggings mi sono messa al lavoro cercando di essere delicata e veloce al tempo stesso. Ma come fai a essere delicata se devi depilarti a secco nel bagno di un locale mentre hai il tempo contato perché il bagno è uno e la gente fuori inizia a formare una coda? Le mie gambe bruciavano come se Freddy Krueger mi stesse facendo una qualche sorta di preliminare. Una generosa dose di crema per le mani per alleviare la sofferenza ed eccomi pronta per essere sensualmente accarezzata.
Mentre ci avviavamo verso il motel il sole strava calando e costeggiando delle risaie mi sono persa a guardare il tramonto rosso fuoco che si tuffava nell'acqua.
Ecco cosa mi mancherà se riuscirò a realizzare il mio sogno di lavorare all'estero.
"Non ce la faccio più. Non so se riuscirò ad arrivare in motel, adesso accosto e ti prendo qui" e così dicendo risaliva con la mano le mie cosce, mentre io sorridevo e incrociavo le dita sperando di non ritrovarmi le gambe coperte di sangue a causa della depilazione improvvisata.
Alla reception non c'era più la pingue donna della volta precedente, bensì un annoiato uomo di origine indiana che ha controllato solo il mio documento prima di allungarci la chiave.
Ancora la stanza 23.
"Visto che l'altra volta le cose non sono andate per il meglio, questo giro è dedicato a te. Adesso ti sdrai, stai calma, ti rilassi e mi lasci fare. Va bene?".
Non era facile rilassarsi completamente. L'imbarazzo di essere a letto con un partner che ancora non potevo dire di conoscere, l'avere sempre l'orecchio teso perché da un momento all'altro poteva squillare uno dei nostri cellulari e poi lo specchio sul soffitto è più inquietante che eccitante.
"Chiudi gli occhi e fai un bel respiro - ha detto a voce bassa poggiandomi delicatamente una mano sulla pancia - rilassati" e se contraevo gli addominali perché la sua lingua accarezzava il punto giusto, lui tornava a farmi rilassare.
"Se ti rilassi, sarà il tuo corpo a dirmi cosa fare".
Di certo il mio corpo gli avrà dato qualche segnale, ma lui sapeva già benissimo come muoversi. Ci sono voluti pochi minuti per farmi andare fuori di testa e non tenendo fede alla sua richiesta iniziale, gli sono balzata addosso per farmi prendere.
Mentre era sopra di me, tra sospiri e gemiti, ha adetto una cosa alla quale sul momento diedi poca importanza: "Emma, sei un casino. Mi stai piacendo più del previsto".
Lungo la via del ritorno abbiamo fantasticato su un racconto breve che avremmo potuto scrivere.
"Siamo finiti entrambe le volte nella stanza 23. Sarebbe bello scrivere un racconto sui rispettivi punti di vista. Come io ho vissuto l'esperienza e dall'altra parte come l'hai vissuta tu. E chissà come potrebbe finire. Lui viene licenziato e finisce a fare il receptionist del motel, mentre lei fa l'accompagnatrice e porta gli uomini proprio nella stanza 23"
"Mi piace perché non ha il lieto fine. Forse però è comunque un po' scontato come finale" ho commentato con un sorriso, emozionandomi silenziosamente per questo suo lato artistico.
Come nei migliori romanzi, il giorno seguente il cielo era coperto da nuvole scure e qualche goccia di pioggia si palesava di tanto in tanto per arruffare i capelli. Io ero agitata. Agitata e imbarazzata.
Non sapevo come aveva affrontato la questione a casa. Non sapevo come salutarlo e rapportarmici dopo la serata di sesso turbolento. Temevo che la mia totale incapacità di adottare un'adeguata poker face facesse trapelare qualcosa e nei colleghi si instillasse ulteriormente qualche dubbio.
Guardavo verso la porta in modo frenetico e ogni volta che sentivo dei passi in avvicinamento il mio cuore sobbalzava e avvertivo le gote infiammarsi. L'occhio rimbalzava dall'orologio alla porta e questo stato di tensione è durato per quasi 3 ore. Era come essere in attesa di una puntura. Sai che deve arrivare e aspetti a labbra strette e con i battiti accelerati che l'ago ti penetri la carne.
Poco prima dello scoccare delle 11 varca la soglia salutando i presenti con il solito "Buongiorno!".
Il battito che prima ricordava un tamburo suonato da una decina di Mursi, si era improvvisamente arrestato bloccando ogni mia facoltà motoria e intellettiva. Ho tenuto lo sguardo concentrato su altro, dal libro universitario che fingevo clamorosamente di leggere ai vari avventori che per i più svariati motivi entravano in ufficio. Mi sembrava di essere tornata ai tempi delle prime cotte, quando vuoi guardare l'oggetto dei tuoi desideri ma ti vergogni troppo per farlo in modo sfacciato.
Una volta rimasti soli in ufficio ho osato chiedergli notizie.
"Non so se ho ancora una compagna. Ieri sera lei era a lavoro e quando è rincasata io sono uscito per venire qui. Oggi andrà nello stesso modo, quindi non avremo modo di parlare. Lei è convinta che fossi con un'altra donna e se lei si convince di una cosa, c'è poco da fare".
L'essere rimasto aggrappato al bordo del precipizio non gli ha fatto passare la voglia di rischiare. Anzi. Dopo il primo assaggio le cose si sono fatte più audaci e anche l'ufficio, idealmente terra neutra nella quale concedersi solo sguardi ammiccanti e frasi allusive, non mancavano i contatti fisici. Ogni scusa era buona per portarmi nel magazzino reperti dove cominciò la folle corsa verso la perdizione.
"Usciamo per un aperitivo" mi ha proposto una sera a fine turno.
Io sono una persona precisa che ama essere al meglio a seconda delle occasioni. Non aspettandomi un aperitivo e tantomeno un incontro intimo, ero vestita come si conviene a una posizione lavorativa come quella che attualmente sto occupando. Immaginate cosa si possa indossare per lavorare in una caserma. Aggiungeteci che normalmente non mi preoccupo troppo della biancheria intima, mi basta che sia pulita e comoda, e che depilandomi con la lametta le mie gambe spesso somigliano alla schiena di un ghiottone.
Tenete bene a mente questo quadro.
Prendiamo posto in un locale sui Navigli e sorseggiando i nostri drinks dice di volermi e di non poter aspettare.
"Ho qualche ora libera prima di fare la notte. Ti voglio. Non resisto più. Andiamo in motel un paio d'ore"
In quel preciso istante davanti ai miei occhi si è palesata l'immagine di lui che mi accarezza le gambe e avverte la sensazione di essere finito a palmi aperti su uno zerbino.
"Ma non abbiamo tempo. Ora che finiamo qui, arriviamo al motel, mi faccio una doccia e facciamo quel che si deve fare. Poi mi porti a casa e torni a lavoro. Non credo ci sia abbastanza tempo".
"Non mi interessa. Ti voglio e non posso più aspettare".
Nascondendomi dietro alla scusa del "Non vorrei farti tardare a lavoro" cercavo di trovare una soluzione al problema peli superflui. Da quando avevo intuito che gli impulsi carnali avrebbero potuto prendere il sopravvento, tenevo insieme allo spazzolino e al dentifricio anche una lametta. Dove utilizzarla? Il bagno del motel non era dotato di chiave e già la volta precedente aveva invaso la mia privacy per vedermi sotto la doccia. Non sarebbe stato molto sexy farmi soprendere sotto la doccia e intenta a radermi le gambe.
Ed ecco l'ideona. Il bagno del locale.
"Va bene. Vado a sistemarmi il trucco e poi andiamo".
Ho preso la mia pochette da trucco (un sobrissimo astuccio color rosa cangiante di Marc by Marc Jacobs) e mi sono alzata dalla sedia congedandomi con uno sguardo da gattina in cerca di attenzioni. Appena voltato l'angolo l'espressione da sciupamaschi è diventata quella della trash protagonista di qualche vignetta comica. Una volta abbassati i leggings mi sono messa al lavoro cercando di essere delicata e veloce al tempo stesso. Ma come fai a essere delicata se devi depilarti a secco nel bagno di un locale mentre hai il tempo contato perché il bagno è uno e la gente fuori inizia a formare una coda? Le mie gambe bruciavano come se Freddy Krueger mi stesse facendo una qualche sorta di preliminare. Una generosa dose di crema per le mani per alleviare la sofferenza ed eccomi pronta per essere sensualmente accarezzata.
Mentre ci avviavamo verso il motel il sole strava calando e costeggiando delle risaie mi sono persa a guardare il tramonto rosso fuoco che si tuffava nell'acqua.
Ecco cosa mi mancherà se riuscirò a realizzare il mio sogno di lavorare all'estero.
"Non ce la faccio più. Non so se riuscirò ad arrivare in motel, adesso accosto e ti prendo qui" e così dicendo risaliva con la mano le mie cosce, mentre io sorridevo e incrociavo le dita sperando di non ritrovarmi le gambe coperte di sangue a causa della depilazione improvvisata.
Alla reception non c'era più la pingue donna della volta precedente, bensì un annoiato uomo di origine indiana che ha controllato solo il mio documento prima di allungarci la chiave.
Ancora la stanza 23.
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| Fonte: Google |
"Visto che l'altra volta le cose non sono andate per il meglio, questo giro è dedicato a te. Adesso ti sdrai, stai calma, ti rilassi e mi lasci fare. Va bene?".
Non era facile rilassarsi completamente. L'imbarazzo di essere a letto con un partner che ancora non potevo dire di conoscere, l'avere sempre l'orecchio teso perché da un momento all'altro poteva squillare uno dei nostri cellulari e poi lo specchio sul soffitto è più inquietante che eccitante.
"Chiudi gli occhi e fai un bel respiro - ha detto a voce bassa poggiandomi delicatamente una mano sulla pancia - rilassati" e se contraevo gli addominali perché la sua lingua accarezzava il punto giusto, lui tornava a farmi rilassare.
"Se ti rilassi, sarà il tuo corpo a dirmi cosa fare".
Di certo il mio corpo gli avrà dato qualche segnale, ma lui sapeva già benissimo come muoversi. Ci sono voluti pochi minuti per farmi andare fuori di testa e non tenendo fede alla sua richiesta iniziale, gli sono balzata addosso per farmi prendere.
Mentre era sopra di me, tra sospiri e gemiti, ha adetto una cosa alla quale sul momento diedi poca importanza: "Emma, sei un casino. Mi stai piacendo più del previsto".
Lungo la via del ritorno abbiamo fantasticato su un racconto breve che avremmo potuto scrivere.
"Siamo finiti entrambe le volte nella stanza 23. Sarebbe bello scrivere un racconto sui rispettivi punti di vista. Come io ho vissuto l'esperienza e dall'altra parte come l'hai vissuta tu. E chissà come potrebbe finire. Lui viene licenziato e finisce a fare il receptionist del motel, mentre lei fa l'accompagnatrice e porta gli uomini proprio nella stanza 23"
"Mi piace perché non ha il lieto fine. Forse però è comunque un po' scontato come finale" ho commentato con un sorriso, emozionandomi silenziosamente per questo suo lato artistico.
Avrei dovuto prendere più seriamente quello che mi ha detto mentre eravamo a letto. È risaputo che durante l'amplesso si possono dire cosa che non si pensano fino in fondo, per questo ho etichettato la sua uscita come una di quelle frasi che scappano per via dell'eccitazione.
"Se accadrà, sarà a fine stage", così come il suo non essere sicuro di riuscire a tenere separata la vita privata dal lavoro. Sono tutte cose che ho superficialmente liquidato.
Oggi si ripeterà ancora lo stesso copione che tutte le coppie clandestine portano avanti e io, sinceramente, inizio ad avvertirne il peso.


